Nel giorno di apertura della Green Week di Milano Napapijri ha voluto fare uno statement importante, portando in primo piano i risultati del percorso intrapreso da anni sul fronte della sostenibilità. Sotto i riflettori i prodotti Futurewear, che rappresentano la parte più innovativa e sostenibile del brand in capo a Vf Corporation, insieme a due progetti che coinvolgono la città di Milano.

«Questa è una settimana storica», ha raccontato Rob Taylor, senior manager global marketing e comunicazione di Napapijri, reduce dal doppio opening di ieri, 26 settembre, a Londra, dove sono stati inaugurati il primo store del brand a Carnaby street e uno spazio esperienziale a Kings Cross, dedicato proprio alla collezione Futurewear.

«Ben 150 Paesi sono coinvolti nelle manifestazioni in favore dell’ambiente e noi siamo qui perché l’industria della moda ha un ruolo importante da giocare su questo fronte – ha aggiunto -. Per quanto ci riguarda, sono diversi anni che affrontiamo il discorso della sostenibilità, che per noi si lega ad altri due pilastri fondamentali, ossia il design e l’innovazione: tre aspetti inscindibili nelle nostre strategie».

Il progetto presentato dal brand oggi a Milano è articolato in tre momenti, per dare un segnale forte di partecipazione e di condivisione, visibile e tangibile. A partire dai murales dei tre visual artist Camilla FalsiniGiorgio Bartocci e Moneyless, che campeggiano in viale Padova, corso Garibaldi e corso di Porta Romana. Opere d’arte eco-friendly, perché dipinte con Airlite, una vernice speciale che assorbe il Co2.

La Green Week segna anche il lancio di una collaborazione con il Politecnico di Milano, che parte da oggi e proseguirà nei prossimi mesi, concretizzandosi in iniziative che coinvolgeranno gli studenti.

Terzo step di questo green round milanese è naturalmente il prodotto, e per la precisione la collezione Futurewear, che mette insieme i capi più innovativi e sostenibili, ossia i capispalla della serie Superlight, la maglieria digitale Ze-Knit e la serie Infinity, che debutterà a Londra a metà del prossimo mese di ottobre.

Bhavesh Naik, senior director product, development, sourcing and innovation di Vf International ha tracciato il percorso che ha portato alla nascita di questa collezione. «Siamo partiti quasi otto anni fa, nel 2012, togliendo dalle giacche la pelliccia vera, cercando materiali in grado di imitare il pelo a livello di immagine e di proprietà termiche. Poi è stata la volta della piuma, che abbiamo sostituito avvalendoci della tecnologia Thermo-fibre, sviluppata con un’azienda di Varese, che ci ha permesso di cambiare la costruzione delle palline di poliestere per assomigliare in termini di riempimento a una piuma vera, mantenendo lo stesso grado di termicità a un prezzo inferiore, con ottime performance anche a livello di lavaggi».

«Per le giacche lisce – ha spiegato ancora Bavesh – abbiamo sviluppato un’ovatta molto innovativa con macchinari speciali, realizzata con una tecnica spray, che ha una termicità incredibile rispetto ad altre.

A quel punto, grazie a questa ovatta superleggera, siamo arrivati a realizzare il Superlight Parka, ossia un capo che pesa un chilo meno rispetto agli altri (da 2,3 chili a 1,3 chili). Quindi un capospalla confortevole, che inoltre ci ha consentito di usare meno materiale, risparmiando risorse e mantenendo invariate le performance».

Altra  serie di prodotti di punta nella Futurewear collection è la linea Ze-Knit, lanciata nel 2018, una proposta di abbigliamento urbano a maglia digitale: «Una collezione che ha sfidato l’abc dell’abbigliamento – racconta Bavesh – perché abbiamo lavorato su una macchina rettilinea dove usiamo un filo unico con cui abbiamo costruito maglioni, T-shirt, felpe, capispalla e parka, portando la sostenibilità a un livello ancora più alto, perché il telo è fatto su misura, quindi non c’è scarto e anzi c’è un risparmio fino al 30% di materiale». Inoltre, ha puntualizzato, «il filato è tinto in massa: un processo che consente di ridurre gli sprechi, risparmiando materie prime, acqua e coloranti chimici».

Prossima new entry, in questo gotha della sostenibilità griffata Napapijri, sarà la gamma Infinity, che viene lanciata a Londra a metà del prossimo ottobre e che parte dal concetto di riciclabilità, per esorcizzare il discorso di fine vita di un capo. Il risultato sarà una giacca riciclabile al 100%, grazie alla sua composizione monomateriale: l’imbottitura e i dettagli sono realizzati in nylon 6, mentre il tessuto è realizzato in Econyl dell’azienda italiana Aquafil, un filo di nylon 6 rigenerato e ad alte prestazioni derivato da reti da pesca e da altri materiali di scarto.

«Tutto è fatto con un unico materiale, dalle zip, al cordino, ai bottoni, e alle etichette – ha sottolineato Bavesh -. Ci abbiamo messo tre anni a sviluppare questo materiale, che non subisce downgrading nel processo di riciclaggio: vuol dire che possiamo continuare a fare maglie e giacche all’infinito».

In attesa che arrivino le nuove proposte Infinity, i capi Superlight e Ze-knit di Napapijri sono in vendita su Napapijri.com e presso l’Annex Rinascente in via Santa Radegonda, oltre che nel negozio Napapijri City Life di Milano.

Nella foto, da sinistra, Rob Taylor, senior manager global marketing e comunicazione di Napapijri, e Bhavesh Naik, senior director product, development, sourcing and innovation di Vf International